Nuovo Ordine Mondiale e Transumanesimo: un chip impiantato sotto la calotta cranica trasformerà l'Homo Sapiens in un Cyberman - da Il Navigatore Curioso 5.6.2012
Sono tre le rivoluzioni che domineranno i prossimi decenni: quella informatica, quella biologica e quella delle telecomunicazioni. Tutte e tre stanno già modificando profondamente i modi del pensiero e dell'agire, e quindi del vivere.
Dobbiamo prendere coscienza che l'uomo postmoderno è a una svolta storica: è penetrato nel mistero della genetica e sa di poter modificare i viventi grazie alle tecniche di bioingegneria. Ciò costiruisce un fatto irreversibile che non ha precedenti nella storia.
Ora l'elite degli illuminati al potere si prepara ad inaugurare l'era del cyberman. La medicina hi-tech sta trasformando sempre più l'uomo in una macchina. Nell'estate del 2004, arrivò la notizia dello scienziato inglese Kevin Warwick, professore di cibernetica all'Università di Reading, in Gran Bretagna, che provò sul proprio corpo - già nel lontano 1998 - l'effetto dei chip elettronici, scoprendo che poteva lanciare il suo pensiero in rete.
Gli esperimenti ripresero in più momenti, fino a quando, nel 2002, Warwick, grazie a un centinaio di microelettrodi innestati nelle terminazioni nervose del braccio, fa viaggiare il suo sistema nervoso in internet, comunicando telegraficamente con la moglie e manovrando un robot a migliaia di chilometri di distanza.
Adesso è la volta del professor Frank Guenther, capo del dipartimento Cognitive and Neural Systems dell'Università di Boston. Lo scienziato americano ha aperto il cervello di un uomo e ci ha infilato dentro un sofisticato microchip. L'apparecchio serve a trasformare in linguaggio i pensieri del volontario, impossibilitato a parlare dopo un incidente terribile.
Questa specie di elettrodo viene piazzato sotto la calotta cranica, al confine della zona della corteccia cerebrale predisposta al linguaggio. L'apparecchio rivela gli impulsi del cervello e li trasferisce via radio a un microcomputer esterno che trasforma l'ordine in un programma di sintesi vocale, tipo quelli usati negli ultimi iPhone. Risultato: il paziente che non poteva parlare adesso parla. Tempo rilevato tra la trasmissione degli impulsi e l'ascolto della voce elettronica: 50 millisecondi.
La domanda che segue è quanto meno logica: una volta che l'impianto sarà lì bello e piazzato, più o meno gentilmente infilato sotto pelle, giusto un pelino sotto, tra la calotta e il cervello vero e proprio: chi ce lo potrà più togliere dalla testa? E poi, questo trasmettitore, sarà in grado solo di inviare segnali o anche di riceverli, con il rischio di manovrare l'individualità e la volontà delle persone?