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lunedì 29 luglio 2013

Bergoglio sul caso Scarano «Uno scandalo che fa male» e sul caso Ricca «Un peccato di gioventù non un delitto»

 

La Città di Salerno - 29 luglio 2013

Papa Francesco non nasconde il suo disappunto per quanto va emergendo nelle inchieste giudiziarie sull’Istituto per le Opere di Religione. «C’è un monsignore che è in galera – afferma il pontefice parlando con i giornalisti sull’aereo che dal Brasile lo riporta in Italia – Pensate che sia andato in galera perché somigliava alla beata Imelda? È uno scandalo, una cosa che fa male». Il riferimento, chiaro e diretto, è alla vicenda del sacerdote salernitano Nunzio Scarano.

Ben diverso è invece il giudizio di Francesco sul «caso Ricca», cioè sulle accuse rivolte al nuovo prelato dello Ior (nonchè direttore della Domus Santa Marta, dove risiede Francesco) che un dossier diffuso alla stampa dipinge come infedele agli impegni del sacerdozio a causa di presunti comportamenti immorali che avrebbe tenuto 13 anni fa in Uruguay, quando era consigliere di Nunziatura a Montevideo. In merito all’utilizzo che viene fatto della vicenda, Papa Bergoglio vuole aggiungere poi un’altra cosa: «vedo - lamenta parlando ai giornalisti - che tante volte nella Chiesa si vanno a cercare i peccati di gioventù e non i delitti, come lo sarebbero stati invece abusi compiuti sui minori.

 E qui Francesco fa un esempio sconvolgente: «Pietro aveva compiuto uno dei peccati più gravi, l’apostasia. Eppure lo hanno fatto Papa»....


venerdì 26 luglio 2013

E' in atto un trasferimento di potere e sovranità dai singoli stati europei all'Europa, dalle democrazie elette a organismi sovranazionali non eletti, influenzati o nelle mani dei grandi poteri finanziari. E questo è solo un passo di un cammino più lungo, perché i registi di tutto questo non si fermeranno e dopo la perdita della sovranità monetaria e di quella economica assisteremo alla perdita della sovranità politica degli stati.

Modifica dell'art. 81 della Costituzione Italiana: un altro pezzo di sovranità che se ne va. Thank you, mr. Monti

su ilnavigatorecurioso, 25.08.2012

Lo scorso 18 aprile 2012, nel silenzio assordante dei media di potere, il parlamento della Repubblica Italiana, con voto a maggioranza assoluta, ha modificato l'articolo 81 della Costituzione Italiana.


Nonostante la rilevanza costituzionale del provvedimento, l'operazione è stata consumata nel più assoluto riserbo, senza il minimo dibattito pubblico e senza nessun contributo informativo da parte dei media di potere su una legge di grande importanza. PdL, PD e terzo polo hanno stranamente messo da parte le divisioni, per votare in fretta e furia un provvedimento che consegna definitivamente nelle mani di entità sovranazionali il controllo della finanza pubblica italiana.


Con questa violenza ai cittadini della Repubblica Italiana e alla loro carta costituzionale, il sistema del debito, cioè l'impossibilità per uno stato di emettere moneta pubblica ma di essere costretto a chiederla ad un ente privato che si chiama Banca Centrale Europea, entra definitivamente nel "sistema legale immorale" creato dal Gruppo Bilderberd e dalla Commissione Trilaterale (due entità massoniche a cui appartiene Mario Monti -->Guarda la lista ufficiale dei membri).

Per capire la portata del problema e la gravità delle azioni di questi ladri che governano l'Europa, vi proproniamo un godibilissimo articolo dal blog "Scegliere" che potrebbe aiutare ad inquadrare bene i fatti. Buona Lettura.

Stasera parliamo della modifica dell'articolo 81 della costituzione. Hanno cambiato la costituzione. In aprile. Tu lo sapevi, vero? Hai seguito il dibattito?

Sai quale modifica è stata inserita nella carta? Immagino di no, perché non c'è stato alcun dibattito, perché la cosa è stata portata avanti in fretta, nel silenzio dei media allineati e sotto la copertura di notizie “civetta” il cui scopo era distrarre l'attenzione della gente dai fatti importanti.

Cambiare la costituzione è un evento molto importante, perché significa cambiare le regole del gioco, o meglio cambiare le regole della nostra vita civile. Non è la prima volta che in Italia si interviene sulla Costituzione, ma è la prima volta che lo si fa con tale velocità, con una così grande maggioranza politica a favore e senza coinvolgere i cittadini.
La rapidità con cui si è votato il testo è determinata da una maggioranza favorevole superiore ai due terzi dei votanti e la mancanza di dibattito politico e pubblico dimostrano come la politica non avesse la minima intenzione di coinvolgere i cittadini sia nell'iter che attraverso il referendum. Una modifica alla Costituzione non è una cosa semplice o veloce da attuare, normalmente richiede mesi o anni di dibattiti e prevede un iter particolare: Senato e Camera devono approvare due volte ciascuno il progetto di legge costituzionale, la seconda approvazione deve avvenire a distanza non inferiore a tre mesi dalla prima e se la modifica viene approvata da una maggioranza inferiore ai 2/3 del Parlamento, c’è la possibilità di indire un referendum.

Cosa hanno fatto?...

giovedì 25 luglio 2013

La svendita dell’Italia:prima ci hanno “creato” il debito, poi ci hanno fatto aumentare i tassi di interesse, quindi ci hanno imposto le condizioni per ripagarlo, e adesso ci requisiscono il patrimonio a prezzi da "monte dei pegni"!

Italia svendesi: eccoci in pasto agli sciacalli della crisi

su nocensura.com, 23.07.2013

Quasi oscurata dalle altre notizie che hanno occupato le prime pagine dei giornali la settimana scorsa, la tematica più importante è un’altra: il nostro paese si prepara a svendere immobili e altri gioielli di famiglia, oltre a varare nuove norme, per un totale, parziale quanto si vuole eppure niente affatto modesto, di 400 miliardi. Lo scenario è pertanto inequivocabile: come era facile prevedere stiamo entrando in una nuova fase dello smantellamento del nostro Stato. Dopo l’ondata delle misure di austerità imposte da Monti, una delle ultime importanti cose che il governo del professore del Bilderberg e di Goldman Sachs non aveva fatto in tempo a mettere in pratica è ora nelle mani di Enrico Letta, anch’egli, come sappiamo, degli ambienti del “Gruppo”. Stiamo parlando delle privatizzazioni e della messa all’asta di ciò che è nostro, onde far fronte ai debiti accumulati nel tempo. Il governo vorrebbe, con questa operazione, tagliare appunto 400 miliardi di debito pubblico, facendo fede così al Fiscal Compact in partenza dal 2015. 
Secondo Brunetta, 100 miliardi arriverebbero dalla vendita dei beni pubblici, 40-50 dalla costituzione e cessione di società per le concessioni demaniali (chi saranno i proprietari di tali società?), 25-35 miliardi dalla tassazione ordinaria delle attività finanziarie detenute in Svizzera (come se la cosa fosse facile da applicare…) e ulteriori 215-235 miliardi da questa “operazione choc” di svendita. Appunto. Operazione choc: già la si chiama nel modo adatto a farla digerire all’opinione pubblica come una cosa indispensabile, necessaria, e non procrastinabile. “Ce lo chiede l’Europa, ricordate?”.
Questa operazione, a quanto pare, dovrebbe essere confezionata nel modo seguente: si vuole individuare una porzione di beni patrimoniali e diritti dello Stato, sia a livello centrale sia a livello strategico, e venderli a una società di diritto privato di nuova costituzione. Questa – attenzione che si arriva facilmente al punto – sarebbe costituita e partecipata da banche, assicurazioni, fondi bancari e altri soggetti. Ripetiamo: banche, assicurazioni e fondi bancari, oltre a qualche soggetto privato evidentemente facoltoso. Chiaro il punto? Ma non solo: tale società emetterebbe obbligazioni a 15-20 anni garantite dai beni. E siccome si tratta di un soggetto privato, questi titoli non andrebbero a ingrassare il debito pubblico. Lo Stato incasserebbe il corrispettivo e lo porterebbe a riduzione del debito. Ma i beni, ovviamente, non sarebbero più “nostri”.
Si tratta, con tutta evidenza, di un furto in piena regola. Con una aggravante decisiva: chi sarà in grado di andare a comperare i nostri immobili e i nostri terreni è lo stesso soggetto che, attraverso la speculazione e la crisi, ci ha indotto a metterli in vendita. Anzi, in svendita....

venerdì 19 luglio 2013

Aumenta il consenso nazionale attorno al primo ministro ungherese e al suo partito, mentre Nazioni Unite e Fmi criticano ingiustamente il suo operato

Ungheria: Orban amato in patria, odiato dall’usura internazionale

su stampalibera.com, 17.07.2013






Aumenta il consenso nazionale attorno al primo ministro e al suo partito, mentre Nazioni Unite e Fmi criticano ingiustamente il suo operato.
Il premier magiaro Viktor Orban, nemico giurato dei grandi organismi dell’usura internazionale, è invece molto amato in patria.

All’estero non gode infatti di molta simpatia: tutti dai mass media, alle istituzioni europee, agli organismi mondialisti che lucrano sulla pelle dei popoli come il Fondo monetario internazionale, le banche, le multinazionali puntano il dito contro il primo ministro Orban e il suo Partito Fidesz, colpevoli – a loro dire – di ogni malefatta nei confronti della madrepatria e del popolo magiaro. La difesa della sovranità nazionale ed economica non è gradita agli avversari del premier che sperano in ogni modo di scalzarlo dal potere. Tuttavia nonostante questo, in Ungheria il Partito di centrodestra Fidesz e il suo leader, nonché premier Orban, continua a essere apprezzato dagli elettori e, anzi, è in crescita. Ad attestarlo sono i sondaggi condotti da tutti i principali Istituti demoscopici del Paese. Infatti, i dati diffusi dai tre principali Istituti – Median, Szonda e Tarki – hanno infatti rilevato che Fidesz è in crescita da sei mesi ed è tornata ai livelli dell’autunno 2011, quando era ancora in corso la “luna di miele” post-vittoria elettorale. Il giornale economico online Portfolio.hu da parte sua ha fatto una media dei sondaggi condotti dai tre istituti. Fidesz, che aveva toccato il punto minimo del 18 per cento lo scorso anno, è risalito fino a toccare il 25 per cento dei consensi nelle indagini demoscopiche. I principali rivali del Partito di Orban, invece, vivono una delle loro peggiori stagioni con un seguito che si aggira attorno al 12-15 per cento degli aventi diritto al voto. Ma non tutti sono felici del sostegno che circonda il premier. Nei giorni scorsi infatti in linea con le posizioni assunte da tutti gli organismi dell’usura internazionale è intervenuto il Fondo monetario per accusare le istituzioni nazionali magiare di aver favorito la recessione....

12 cardinali rei di aver «coperto i preti pedofili» Le fonti? Documenti ufficiali e gli atti dei processi

su Lettera43.it

Per giungere a questo elenco sono stati considerati «i commenti e le azioni [dei
Il camerlengo della Chiesa Tarcisio Bertone.
cardinali] riguardo alle violenze sui minori nella Chiesa, compresi i casi di vera a propria copertura dei crimini».

Il materiale è stato reperito attraverso una ricerca sui mass media, i documenti ufficiali e gli atti dei processi per pedofilia in corso contro sacerdoti in varie parti del mondo. Connivenze e insabbiamenti, giustificazioni, silenzi e assenze.

La lista nera contiene nomi importanti e prestigiosi, primo fra tutti il segretario di Stato Bertone, ma tra gli italiani è indicato anche l’arcivescovo di Milano Scola.
Gli altri sono Norberto Rivera Carrera (Messico), Oscar Rodriguez Maradiaga (Honduras), Timothy Dolan, Donald Wuerl, Sean O'Malley (Stati Uniti), George Pell (Australia), Dominik Duka (Repubblica Ceca), Marc Ouellet (Canada), Leonardo Sandri (Argentina) e Peter Turkson (Ghana).

[Leggi anche:
Il Vaticano diede risposta immediata per autorizzare il cardinal Dolan a spostare 57 milioni di dollari per sottrarli alle richieste di risarcimento danni di vittime di abusi sessuali]



Il passo più semplice, rapido ed efficace per il prossimo pontefice dovrebbe essere quello di riportare la disciplina, di rimuovere dai loro incarichi, denunciare e persino spogliare del proprio rango cardinali e vescovi i quali hanno insabbiato e nascosto i casi di abusi.

Il nuovo papa dovrebbe ordinare a ciascun vescovo di raccogliere tutti i documenti e le prove, seri e attendibili, che riguardano sacerdoti che hanno molestati i bambini e consegnarli alle autorità giudiziarie...



lunedì 1 luglio 2013

Che sia chiaro: Se la banca fallisce si possono prendere i soldi ai correntisti... E uscendo dall'euro le banche italiane falliscono!... e la cosa più sicura che succede è che i correntisti perdono i loro soldi...

Se la banca fallisce si possono prendere i soldi ai correntisti - di ROBERTO GORINI, su L'Indipendenza


E’ ufficiale, anche se nei fatti lo è sempre stato, se una banca fallisce, dopo gli azionisti e gli obbligazionisti, a pagarne le conseguenze sono chiamati anche i clienti della banca che hanno depositato denaro sul conto corrente. 

L’Unione Europea ha trovato un accordo sulla gestione dei fallimenti bancari. I 27 ministri delle finanze europei hanno stabilito che in caso di default di una banca, i soldi nei conti correnti possono essere prelevati per ripianare i debiti. Fatti salvi i depositi sotto i 100.000€ perché garantiti dagli Stati (bisogna fidarsi)....

martedì 25 giugno 2013

Lasciare l'euro comporta elevati costi e rischi. La via d'uscita dalla crisi, percorribile su base nazionale, c'è ed è "sfuggita" all’attenzione mediatica: senza lasciare l’euro

Gawronski: stampare denaro, o l’Italia sarà rasa al suolo


00:16 | Pubblicato da admin | 


Il rapporto Istat appena uscito prefigura un crollo di civiltà: la percentuale di concittadini in stato di «grave deprivazione» vola al 14,7. In soli sei anni il Pil pro capite è sceso dell’11,5%; nella graduatoria internazionale l’Italia passa dal 31˚al 45˚posto. Anche il futuro è stato ipotecato: calano infatti la ricchezza (-12%), gli investimenti pubblici (dal 4 al 2,9% del Pil), la capacità produttiva (-16% nell’industria), gli studenti universitari (-17%); crescono il debito pubblico, il debito estero netto (28% del Pil, sul quale l’Italia paga 12 miliardi di interessi l’anno), i giovani senza lavoro (57% fra disoccupati e scoraggiati). Perciò è essenziale a questo punto dire la verità. La crisi non dipende dai nostri vizi storici, bensì – lo dicono i dati – da uno straordinario, diffuso timore di spendere i soldi.

Per uscirne non è perciò necessario «cambiare gli italiani» o la struttura economica: la depressione della domanda, notoriamente, si cura sostenendo la domanda. Terapia tutt’altro che difficile: basta spendere soldi; e i soldi… si stampano. Ma noi abbiamo consegnato le leve macroeconomiche all’Europa

lunedì 3 giugno 2013

L' uscita dall'euro non è più un tabù

Euro, dieci buoni motivi per uscire dalla moneta unica -2 giugno 2013 di ScenariEconomici Feed


Segnaliamo, quest’articolo comparso su Libero a firma di Francesco De Dominicis.
Il pezzo è interessante seppur con alcune imprecisioni (impatto spread a 500 esagerato, tasso 0,75% quando è 0,5%); da apprezzare, oltre ai contenuti, l’approccio moderato atto a favorire un dibattito reale.

Il rischio è quello di scivolare nella demagogia. Ora che va tutto male, che l’Italia è sull’orlo del baratro – indietro di 25 anni, come ha ricordato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco – e che l’economia è agonizzante, è fin troppo facile puntare il dito contro la moneta unica. Fatto sta che da semplice slogan utile per le campagne elettorali, l’idea di «uscire dall’euro» è entrata prepotentemente nei dibattiti. Non solo fra politici, ma anche tra accademici ed economisti di primo livello da mesi si discute di questa ipotesi.

Ma per cercare di capire il fallimento dell’euro servono anzitutto i numeri. Quelli semplici. I dati relativi all’Italia – e non solo – non sembrano lasciar spazio a dubbi. Sono almeno dieci gli indicatori che fanno propendere la bilancia dalla parte di chi «tifa» per tornare alla lira. Esportazioni, pil, lavoro, stipendi, potere d’acquisto e inflazione, consumi, credito, fallimenti delle imprese, debito pubblico, spread: ecco una breve rassegna, che non vuol essere l’ennesimo «manuale per gli anti euro» ma l’inizio di un dibattito.

domenica 2 giugno 2013

NIGEL FARAGE: QUESTA UNIONE EUROPEA E' IL POTERE SENZA LIMITI. La Thatcher riconobbe la verità dietro il progetto europeo. Vide che si trattava di togliere la democrazia agli Stati nazionali e consegnare la sovranità a persone che non dovranno rendere conto a nessuno



Il Parlamento europeo, Strasburgo, 17 aprile, 2013 • 
Speaker: 
Nigel Farage MEP ., leader del UK Independence Party (UKIP), Co-Presidente del 'Europa della Libertà e della Democrazia' (EFD) Gruppo al Parlamento Europeo • Dibattito: Situazione attuale a Cipro del Consiglio e della Commissione 2013/2603 (RSP) ] 

Trascrizione: 
«Anni fa, la signora Thatcher riconobbe la verità dietro il progetto europeo. Vide che si trattava di togliere la democrazia agli Stati nazionali e  consegnare la sovranità a persone che non dovranno rendere conto a nessuno.
Sapendo, come lei ha fatto, che l'euro non avrebbe funzionato vide che questo era un progetto molto pericoloso. 
Ora,noi dell' UKIP abbiamo quella stessa visione e ho provato nel corso degli anni, in questo Parlamento, di prevedere quali sarebbero state  le prossime mosse sarebbero appena il disastro dell'euro si sarebbe svelato. 
Ma nemmeno io, nei miei più pessimisti  discorsi avrei immaginato,Sig. Rehn, che tu e gli altri della Troika sareste ricorsi, al livello di criminali comuni, a rubare denaro dai conti bancari delle persone al fine di tenere puntellato questo fallimento totale che è l'euro. 
Avete anche tentato di prendere i soldi dei piccoli investitori in violazione diretta della promessa che  fatta nel 2008. 
Beh, ora che il precedente è stato creato, e se guardiamo a paesi come la Spagna, dove i fallimenti di imprese sono in crescita del 45% anno su anno, possiamo vedere qual' è il vostro piano, quello di affrontare gli altri salvataggi allo stesso modo. 
Devo dire che il messaggio  inviato agli investitori è molto forte e chiaro: prendi i tuoi soldi portali fuori della zona euro prima che tocchi anche a te. Che cosa avete fatto a Cipro è effettivamente suonato come la campana a morte dell'euro. 
Nessuno nella comunità internazionale avrà fiducia nel lasciare i suoi soldi nella zona euro. 
E come è ironico  vedere il primo ministro russo Dmitry Medvedev confrontare le vostre azioni e dire, "posso paragonarle solo ad alcune delle decisioni prese dalle autorità sovietiche." 
E allora abbiamo una nuova proposta tedesca che dice che in realtà quello che dovremmo fare è confiscare una parte del valore della proprietà delle persone nel sud del Mediterraneo  degli stati zona euro (si legga Italia)...


giovedì 30 maggio 2013

Ma che grande moneta abbiamo!?!? L' euro sta salendo. Perchè ieri mattina avevamo euro a 1,2835 contro usd ed oggi siamo a 1,3045? cosa succede?

Borsa Milano in rialzo, euro riaggancia $1,30, spread giù di: WSI Pubblicato il 30 maggio 2013| Ora 17:38


Ftse Mib +0,66%. Giappone entra in fase di correzione, perdendo 5,15%. Fiat quasi +3%. Tornano a salire i tassi nell'asta di Btp a 5 e 10 anni.


Il tonfo di oltre cinque punti percentuali dell'indice Nikkei della Borsa di Tokyo.
MILANO (WSI) - 
Ignorando il pesantissimo tonfo dei mercati asiatici, le piazze finanziarie europee hanno vissuto in generale una buona seduta. Il Ftse MIB ha guadagnato +0,66%, incrementando i guadagni nel finale, e attestandosi oltre 17.300 punti. Svetta Pirelli, buy su Fiat. Altri listini europei: Londra +0,27%, Francoforte +0,69%, Parigi +0,66%, Madrid sotto pressione con -0,15%. 

Gli operatori sono in stato di confusione: il dollaro accelera, i rendimenti dei titoli pubblici europei sono in calo e il miglior mercato azionario al mondo quest'anno tra quelli principali - ovvero Tokyo - è entrato in una fase di correzione. L'indice della Borsa giapponese ha ceduto oggi piu' del 5%: solo due titoli sono stati risparmiati dal selloff. 

Ciononostante, i mercati europei evitano di fare crack. Tra i dati macro, preoccupa l'aumento dei prezzi al consumo: in rialzo l’inflazione tedesca e spagnola. In Italia l'occupazione nelle grandi imprese su base annuale e' calata dell'1,4% in marzo.

sabato 25 maggio 2013

In questo 2013 vedremo il ritorno alle monete nazionali?

“La rottura dell’Euro potrebbe essere vicina” - da giornalettismo.com di Andrea Mollica 21/05/2013 - 


Secondo il Wall Street Journal una frantumazione dell'unione monetaria potrebbe verificarsi in modo repentino, come successo nella crisi argentina

Il momento di svolta per l’eurocrisi potrebbe essere più vicino di quanto si pensi. La fiducia nella moneta unica è ancora alta, ma come la storia insegna, la volontà di sacrificio mostrata finora dalle popolazione dei paesi più colpiti dalla disoccupazione e dei tagli potrebbe rapidamente sgretolarsi, spingendo i loro governi all’addio alla moneta unica.

PUNTO DI ROTTURA - Il Wall Street Journal si interroga su quanto sia probabile, e vicino nel tempo, una rottura dell’euro. In questo momento la situazione dei paesi più colpiti dalla crisi dei debiti sovrani, scoppiata ormai più di tre anni fa, è drammatica. La disoccupazione in Spagna si trova al 27%, i giovani irlandesi o portoghesi abbandonano i loro paesi in cerca di un lavoro impossibile da trovare in patria, ed un quarto dei greci dice che fa fatica ad acquistare il cibo. Nonostante uno scenario così cupo, il quotidiano finanziario evidenzia come non esista un piano d’emergenza per far sì che queste persone possano recuperare il loro posto di lavoro. In questo momento gli stati della periferia dell’unione monetaria devono proseguire la riduzione delle loro spese statali, abbassare i salari e comprimere i prezzi dei loro prodotti, al fine di recuperare la competitività perduta. Secondo uno studio di Goldman Sachs la contrazione economica del Sud Europa potrebbe durare altri dieci anni.


giovedì 23 maggio 2013

Bagnai da per scontato un cambio di regime! Torneremo alla Lira?

Eurozona, quelli che “la benzina aumenterà settanta volte sette…”- di Alberto Bagnai

Tira una brutta aria nelle roccaforti del Pude(Partito Unico Dell’Euro), aria di imminente smobilitazione. Le crepe nel muro di gomma sono sempre più evidenti, il dibattito è aperto perfino nel paese che, per i più ingenui, avrebbe meno interesse ad aprirlo (la Germania), l’opposizione all’Eurss si fa, da scientifica, politica, e in paesi più democratici del nostro fa incetta di voti. Questa, peraltro, è un’altra fonte di preoccupazione, visto che lo spazio politico della verità tecnica (l’euro è insostenibile) è stato improvvidamente lasciato alle destre più becere da chi ha ucciso il dibattito a sinistra (in Italia il Pd).

Ma è proprio quando la fine si avvicina, che si manda in prima linea la carne da cannone. Le unità di élite (si fa per dire) meglio risparmiarle: chi scaltramente e per tempo ha dimostrato di avere un po’ di cervello, tornerà poi utile per negoziare al tavolo della pace, forte di un opportunistico “io l’avevo detto”.

Illuminante in questo senso la puntata di “La vita in diretta” del 2 maggio scorso, condotta da un ottimo Marco Liorni. Una puntata che ha raggiunto vette di umorismo involontario grazie alle uscite di due estremi difensori dell’euro.

La star della giornata è stata senza dubbio il vicedirettore del Sole 24 Ore, che ha inanellato una perla dietro l’altra: secondo l’esperto del più autorevole quotidiano economico nazionale l’Italia sarebbe entrata nell’eurozona al cambio di 1700 lire per euro (peccato che una casalinga, intervistata, abbia appena ricordato la quotazione corretta); l’emissione di moneta o di debito pubblico sarebbero operazioni finanziarie equivalenti per lo Stato (dettaglio: sui titoli del debito si paga un interesse, sulle banconote no); lo scatafascio dell’eurozona sarebbe colpa dei commercianti che hanno fatto i furbi fissando arbitrariamente i prezzi (per un esperto è una visione del problema un po’ riduttiva, e per un giornalista è un modo irresponsabile di alimentare l’odio sociale).

Ma il culmine si raggiunge quando l’esperto si avventura in uno scenario catastrofico: losganciamento dall’Italia dall’euro porterebbe la benzina a costare sette volte di più.

Sette volte di più?